lunedì 10 marzo 2008

Ritratti

Fuori piove e ciò mi impedisce di dedicarmi allo sport! Sigh :-(!
Decido quindi di continuare a spulciare tra le foto scattate l'anno scorso prendendo però in considerazione l'altra mia grande passione: il ritratto.

Elena



































Norberto

















Luca





Maura













Tiziano





Marianna



Siria



Irene



Antonio



Stefano e Antonio



Elena e Maura





Palio contrade Trento








Pensiero? A breve il film del cervello

Tramite una risonanza magnetica, alcuni ricercatori dell'università della California a Berkeley, sono "penetrati" nella corteccia cerebrale di una persona che stava osservando un'immagine e tramite un processo innovativo sono stati in grado di estrapolare, descrivendo con buona precisione, proprio quell'immagine. In parole povere sono riusciti a "leggere" il pensiero del soggetto.
La tecnica si basa sull'analisi delle microvariazioni di flusso ematico che arrivano nelle diverse parti della corteccia cerebri, in particolare della porzione dedicata alla visione, dove sono presenti i nuclei (aggregati di neuroni) deputati alla visione della forma, dei colori e dei movimenti degli oggetti che si stanno vedendo. Attualmente gli esperimenti prevedono di far osservare migliaia di oggetti diversi ad una persona mentre si scannerizza il suo cervello osservando dove fluisce il sangue al mutamento dell'immagine. Quindi si mostrano altre foto e si lavora a ritroso: osservando il movimento del sangue si riesce a stabilire qual'è l'oggetto che si sta osservando.
Su 1000 immagini osservate il futuristico software è in grado di azzeccarne almeno 800.
Probabilmente, non è lontano il giorno in cui gli studiosi saranno in grado di ricostruire le esperienze visive di una persona, semplicemente monitorando la sua attività cerebrale.
Sarà un bene o un male? Solo il futuro ci porterà la risposta.

Le forme dell'acqua

Il concorso fotografico "Le forme dell'acqua" ha decretato le 30 foto vincitrici e purtroppo nemmeno una delle mie è stata presa in considerazione :-( ! Nonostante questo sono però contento in quanto, alcuni giorni fa, ho ricevuto una mail con la richiesta di poter pubblicare due delle mie foto nel catalogo che accompagnerà la mostra :-) : si tratta di "Gocce di tramonto", scattata a Malga Stramaiolo quest'autunno e di "Laghi di Bombasel", risalente a quest'estate.


(Gocce di tramonto)


(Laghi di Bombasel)

sabato 8 marzo 2008

Sentiero degli Scaloni

Il tempo oggi non è decisamente dei più belli: quando alle 5.30 mi alzo per andare a lavorare, una dolce pioggerellina cade leggera immersa in una lieve foschia invernale. Voglia di lavorare saltami addosso! La mattina passa senza particolari intoppi e velocemente arrivano le 13.12; mi fiondo a casa - dove Luca mi sta aspettando (Daniele è a letto con la febbre :-( )- e infilate la divisa da runner - cavoli, ho dovuto mettere un paio di pants da bici perché quelli da corsa non saltavano fuori dall'entropia del mio armadio, vabbè mai zeder - si parte per la valle del Sarca.
La meta del giorno doveva essere il monte Brento - modesta elevazione al di sopra di San Giovanni al monte, famoso soprattuto per il Becco dell'Aquila da dove arditi base jumper sfidano la gravità lanciandosi nel vuoto, gode di una bella vista sulla valle del Sarca, sul lago di Garda, sulla catena di Brenta e sulla valle di Fiavè - ma, visto le nuvole che ne avvolgono la cima, decidiamo di tenerci più bassi e quindi, arrivati a Ceniga ci prepariamo per affrontare il sentiero degli Scaloni.
Il sentiero degli Scaloni è un breve percorso che, poco distante dal paese di Ceniga, risale tosto le pareti sovrastanti la valle grazie all'ausilio di qualche cordino corrimano e un paio di scale in legno e metallo. Parcheggiato poco distante dal ponte romano che attraversa il fiume, saliamo velocemente il ripido sentiero - Luca si era proposto di fare un'escursione tranquilla ma con la storia del mai zeder e del ghè da nar... - fino ad incontrare i primi tratti attrezzati; sostiamo pochi secondi per scattare qualche foto per poi inerpicarci nuovamente verso il bosco.


(Salendo gli Scaloni)






(Luca durante la salita)

La vegetazione, influenzata dal mite clima che regna nella valle, ci regala la visione di numerose piante in via di fioritura e tappeti enormi di Erica ci accompagnano lungo il tragitto.


(Primule e violetta)

Lungo il percorso incontriamo varie Cavre - sistemi a fune che servivano, in tempi andati agli abitanti di Dro e Ceniga, per trasportare velocemente a valle i carichi di legna tagliata nei boschi del monte Anglone - e pannelli informativi curati dall'associazione culturale Crozolam: a uno di questi doniamo il nostro pensiero del giorno.




(Impariamo a riconoscere gli alberi del bosco)

In breve siamo a Dro e di qui per stradine di campagna corriamo - Luca mi fa:" Potremmo fare una corsetta di defaticamento fino alla macchina" e io ovviamente, che avevo già progettato un ritorno vivace ,annuisco allegramente - tra meleti e uliveti fino a giungere il punto di partenza.
Un augurio a tutte le rappresentanti del sesso femminile.
Mai zeder...

venerdì 7 marzo 2008

giovedì 6 marzo 2008

Igiene? Occhio agli eccessi

Nella gara degli starnuti, i bambini di campagna hanno la supremazia su quelli provenienti dalle città. Hanno meno allergie, occhi gonfi, pruriti, raffreddori e attacchi d'asma.
La spiegazione di questo fenomeno dopo anni e anni di studi clinici si riconduce al fatto che i bambini che vivono nelle città sono troppo puliti. Quelli abituati alla vita rurale essendo spesso a contatto con animali - gatti, cani, capre, vacche - terra e piante stimolano precocemente e in maniera attiva il loro sistema immunitario impedendogli così di costruirsi nemici immaginari contro cui scatenarsi.
Le allergie infatti non sono altro che risposte esagerate, del sistema immunitario - nei confronti di sostanze ed elementi del tutto innocui, che vengono a contatto con i nostri tegumenti, quali possono essere pollini, cibi, polvere.
Il periodo chiave per "addestrare" il sistema immunitario è rappresentato dal primo anno di vita: al momento della nascita in neonato, vissuto fino ad ora in un ambiente controllato, viene investito da una improvvisa e massiva scarica di microorganismi e altre sostanze. Il giovine sistema immunitario del nascituro deve quindi darsi da fare velocemente per riorganizzarsi e fornire le risposte adeguate alla nuova situazione. Se il parto avviene però in ambiente troppo igienizzato, accade che i piccoli anticorpi non trovano subito "nemici" da aggredire e rimangono "disorientati". Ciò, può portare ad un funzionamento anomalo sviluppando la tendenza ad aggredire l'organismo stesso che porta ad un aumento delle malattie autoimmuni.
Da qui il boom di allergie caratteristico di tutti i paesi con un avanzato grado di sviluppo: in Italia si è passati da un 10% di persone che lamentava sintomatologia allergica nel 1950 al 30% attuale.
Anche se in maniera più silente, anche altre malattie sono aumentate negli ultimi anni a causa dei disordini del sistema immunitario tra cui il diabete tipo I la fa da padrone (aumento maggiore del 400% in nemmeno 50 anni), la sclerosi multipla e alcuni disordini tiroidei.
Ovviamente, questo non significa DEMONIZZARE l'igiene! Saranno si aumentati i fenomeni allergici ed autoimmuni rispetto a mezzo secolo fa ma, sicuramente, grazie alle innovazioni introdotte da una corretta politica igienica, molte malattie (polmoniti, tubercolosi, gastroenteriti) hanno subito un drastico calo.
E' forse invece utile evitare alcuni eccessi nel campo dell'igiene. Virus e batteri per i più piccoli sono come un campo di allenamento alla corsa ad ostacoli: facciamoli allenare. Se proteggiamo il nostro piccolo in una campana di vetro perché ossessionati dalla paura di un raffreddore o di un abrasione, invece di aiutarlo, otteniamo l'effetto contrario, lo rendiamo indifeso.

domenica 2 marzo 2008

Turiddu - reprise

Lavis ore 07.00 ci troviamo io, Luca e Daniele. Ghè da nar, perchè è gia quasi troppo caldo e dato che il connubio calore-neve non è dei migliori non voglio rischiare alcunché. Arriviamo al parcheggio della malga che si trova sotto il Ristorante alla Madonnina - per fortuna la temperatura è calata di qualche grado - e dopo i preparativi inforchiamo velocemente la strada forestale che in poco tempo ci porterà all'attacco del canale. Arrivati alla base ci accoglie un enorme cumulo di neve testimone delle pregresse valanghe che hanno animato la vita della montagna tempo fa; calziamo i ramponi e su in velocità su neve ben consolidata alternata a facili roccette. Dopo un breve tratto più ripido il percorso si stringe e ci troviamo a salire tra grosse masse di neve slavinate e ormai ghiacciate; la salita risulta lievemente rallentata ma, nonostante ciò, riusciamo a mantenere un buon passo.



Mano a mano che saliamo di quota la vegetazione si fa più rada e verso est, più in basso, riusciamo a scorgere il lago di Caldonazzo, i Lagorai e Cima d'Asta e buona parte della Valsugana.


(Vista dal Turiddu)

La giornata è ottima e nonostante ci troviamo a nord, la temperatura è ottima e i guanti, per ora, restano nello zaino. Un po' più un alto troviamo un bivio - lo si nota bene nella mappa satellitare - e come da programma non lo prendiamo in considerazione. La nostra meta si trova 100 m più sopra: un bel canalino, più stretto di quello che abbiamo percorso fino ad ora, che ripidamente sale tra due masse rocciose.


(Daniele e Luca)

I miei compagni mi chiedono se è proprio quello il nostro obiettivo un po' intimoriti dalla pendenza... un bel MAI ZEDER li fa rilassare e la tensione pian pianino scivola via da loro. Abbandonati i comodi bastonci nello zaino, ci armiamo di picozza e in velocità continuiamo l'ascensione.


(L'attacco del tratto ripido (a sx) - foto di Daniele)


(Io all'attacco dello stretto canalino - foto di Daniele)




(Daniele e Luca nel tratto ripido)

Usciti dal tratto più stretto, il canale nuovamente si allarga e alla nostra destra, in una vallecola laterale, vediamo due sci alpinisti intenti nella discesa. Il panorama intorno a noi frattanto si è allargato a dismisura e spazia da Trento con la la valle dell'adige alla val dei Mocheni e poco più in la ancora alla Valsugana. Nuovamente per tratto ripido - i miei compagni sono nuovamente un po' tesi - guadagnamo in poco tempo la base di cima Vigolana e seguendo un traverso che corre sotto le imponenti rocce della cima ci dirigiamo verso il rosso bivacco Vigolana.


(Daniele e Luca)


(Daniele e Luca)


(Bivacco Vigolana)


(Daniele e Luca)

A Daniele i traversi non piacciono molto e quindi per non farlo imprecare troppo giunti nei pressi di un altro canalone ci gettiamo velocemente in discesa. Scendiamo agilmente fino a trovare un posto comodo per godere del sole e per concederci un po' di ristoro. Altro che red bull...:-) !


(Red bull? No grazie)




(Io, Luca, Daniele)

Bevuto il drink in poco siamo al punto di partenza. Contenti e soddisfatti ci scambiamo le nostre entusiaste impressioni della gita odierna e poi via a casa.
Ghè da nar ancora :-). Dopo un breve periodo di solitudine dovuta alla necessità di cambiarsi e di cambiare "arnesi" ci troviamo in ciclabile e agilmente maciniamo una 50 di km in un pomeriggio che per la temperatura (sono 21°C) sembra inizio d'estate piuttosto che presagi di primavera. Giunti a casa mia ci concediamo mezzo chilo di pasta al tonno, speck, formaggio e sottaceti. En grapin ed è già sera. Mai zeder...

sabato 1 marzo 2008

Turiddu

Il canalino Turiddu è una classica invernale della Vigolana di cui sono venuto a conoscenza grazie ad Alessio. Con pendenze che si aggirano intorno ai 50°, esso porta dalla Lavina Granda alla forcella situata alla base di Cima Vigolana per poi riallacciarsi al sentiero che porta sulla cima o eventualmente al bivacco Vigolana.


(Il percorso dell'escursione)

Un paio di anni fa con Luca avevamo già salito un altro canalino della Vigolana, la Val Larga, fermandoci poco sotto la cima a causa della troppa neve e di un salto di roccia che non ci dava molto fiducia.


(Io in Val Larga - 2005)


(Il bivacco Vigolana dalla Val Larga - 2005)

Il Turiddu sarà, se il tempo tiene, la meta di domani in compagnia di Daniele e Luca.
Visto che domani i polpacci risentiranno un po' della pendenza oggi ho limitato l'allenamento - chi ci crede? - facendo due volte la ferrata del Cadin dove finalmente ho incontrato qualcun'altro - era tempo che facevo la salita sempre da solo - per poi sgranchire le gambe in val Manara. Mai zeder...

Insetti che bontà!

Dopo vegetariani e macrobiotici sembra proprio che la nuova tendenza, in campo alimentare, sia quella degli insettivori che prediligono per la loro dieta coleotteri, farfalle, formiche e api.
Quella di ingurgitare insetti a scopo nutritivo è abitudine antica: testi vecchi di secoli giunti a noi ci informano come greci e romani ne fossero ghiotti; al giorno d'oggi invece numerose sono le persone sparse per il mondo - Asia, America del sud, Africa - che allevano e raccolgono insetti per cibarsene.
Una volta superata l'idea di disgusto risulta difficile dar torto a questa nuova tendenza alimentare.
In forma essiccata, infatti, gli insetti contengono spesso una quantità doppia di proteine rispetto a carne o al pesce crudo. Altri, specialmente quando ancora allo stato di larva, risultano essere ricchi di sali minerali, lipidi e vitamine; al contempo veicolano meno agenti patogeni rispetto a suini, ovini, bovini e pollame.
Secondo gli esperti della FAO, tra le 1400 specie di insetti che vengono quotidianamente consumate nel mondo, ve ne sono una moltitudine che per le loro peculiarità potrebbero risultare interessanti sia dal punto di vista economico/commerciale, sia dal punto nutrizionale.
A quando dunque risotto alle formiche, coleotteri saltati in padella e bruchi fritti?
Devo confessare che l'idea di provare a cibarmi di queste nuove "prelibatezze" mi alletta; chissà quali nuovi sapori e odori si potranno sperimentare.
Se aggiungiamo poi che questa nuova tendenza potrebbe portare a ridurre l'esorbitante consumo di pesticidi nel mondo che minano l'attuale sopravvivenza delle operose api e di altre varie specie...




(Prelibati piatti? :-) )